lunedì 30 gennaio 2017

Appunti di una giornata al mare

Sveglia alle sei, partenza alle sette, destinazione la costa sud-ovest, l'Oceano Indiano, Dunsborough, Yallingup, Margaret River. Una giornata leggera fatta di sole, di mare, di quel velo di sale che ti copre la pelle dopo il bagno.
E' estate, qui in Western Australia. 


Arriviamo a Dunsborough dopo poco più di tre ore di viaggio e ci dirigiamo subito a Meelup Beach, dentro l'omonimo parco naturale. L'acqua è fredda al primo tocco, gelida e trasparente, e piccoli pesci mi nuotano tra i piedi. Sulla spiaggia, castelli di sabbia, tavole da surf e risate di bambini.


Le spiagge mi mettono sempre a disagio, non amo mostrare il mio corpo. Oltretutto, c'è sempre la faccenda del colore. Anche se sono castana con gli occhi scuri, la mia pelle, specialmente quella non esposta al sole, è bianco-latte. Quando dico "latte", intendo proprio così. Nel mio personale album delle "Figure di Emme" c'è un episodio che rende l'idea.
Avevo circa quindici anni e un giorno d'estate stavo camminando per una strada con un vestitino corto e ad un certo momento mi sono fermata a guardare una vetrina.
Dall'altra parte della via (piccola e pedonale) c'era un bar con dei tavolini fuori e due ragazzi seduti ad un tavolino, li potevo vedere riflessi nel vetro. Non ci avevo nemmeno fatto caso, finchè non hanno iniziato a parlare.
Di me.

- Guarda quella - dice uno dei due, indicandomi -  ha i collant bianchi anche se siamo in estate!
Doccia gelata. Doccia gelata nella schiena.
Poi l'altro replica: No, non ha i collant!! è il colore delle sue gambe!
I due mi guardano con espressione sgomenta. 

Ecco. Non ricordo cosa ho fatto, probabilmente sono scappata. Da quel giorno basta vestitini corti, il mio guardaroba si è riempito di gonne e vestiti rigorosamente alla caviglia.

Qui in Australia, terra di gente bionda con gli occhi azzurri, il colore della mia pelle non fa più impressione. Ho girato per Dunsborough, Yallingup e Margaret River con dei pantaloncini corti e nessuno ha fatto facce strane o commenti inappropriati. Non che me ne importi granchè, ormai l'adolescenza è finita, ma fa piacere vedere che riesco a confondermi con la folla.

Dopo il bagno riprendiamo la macchina e andiamo a Yallingup.
Qui, in una minuscola casetta azzurra, alcuni ragazzi tedeschi hanno aperto uno dei miei locali preferiti, la Yallingup Gugelhupf Bakery, che sforna per l'appunto gugelhupf e altre delizie teutoniche. Oggi compriamo la versione salata del famoso dolce, con noci, pancetta e paprika. Il cartellino appeso alla torta recita:
Gugelhupf - the loyal companion throughout European history.
The realms are gone, the King of Cakes remains.


Poi si torna al mare. Yallingup e poi Margaret River.
La spiaggia è coperta di pezzetti di conchiglie scintillanti.


Accanto a noi, tre ragazzi sui vent'anni finiscono il bagno, tornano al loro asciugamano e dopo aver frugato nello zaino si riavvicinano all'acqua. Li guardo: hanno in mano dei sassi piatti, li fanno saltare tra le onde, ad ogni rimbalzo un sorriso.
Me li immagino mentre li raccolgono, come Amélie, con il preciso scopo di portarli al mare oggi, la gioia anticipata di vederli saltare.

Intanto il sole inizia a calare, domani si lavora, occorre far scoppiare questa bolla di relax, riprendere la macchina e riavviarci verso casa.
Come risaliamo la scaletta, diretti al parcheggio, notiamo un cartello preoccupante: comunque fortunatamente si tratta di pesci!



Prima di ripartire decidiamo di concludere la giornata da Southern Crust, la pizzeria più buona della zona, dove un ragazzo italiano sforna pizze secondo la ricetta di sua nonna. Credetemi, merita, e non vengo pagata per promuovere il suo minuscolo locale!
Questa sera mi coccolo con una pizza al prosciutto, porcini e olio al tartufo. Squisita, come sempre.
Infine è ora di andare, ci rimettiamo in macchina e intorno alle nove di sera siamo di nuovo a casa.
La leggerezza della giornata di oggi è rimasta sospesa nell'aria come una bolla di sapone profumata di sale.


giovedì 22 dicembre 2016

Il profumo dei gelsomini

E' finalmente arrivata l'estate, qui in Western Australia.
Cielo azzurro e terso, temperature sensibilmente più alte, barbecue all'aperto, maniche corte, i primi bagni nell'oceano.



Dal giardino arriva il profumo del gelsomino in fiore. E' fortissimo e penetrante. Mi riporta col pensiero ad un anno fa, giusto pochi giorni prima di Natale, quando ne ho raccolto un mazzo e l'ho portato ad un'amica. 
- Grazie - mi ha detto lei annusandolo, quando gliel'ho dato - adoro il profumo dei gelsomini. 
E mi ha sorriso.

Quest'anno i fiori resteranno intatti nella siepe del mio giardino, perchè la mia amica non c'è più.
Lo so, è la vita. Era anziana, e nessuno può vivere per sempre. Lei, tra l'altro, non ne aveva più voglia. 
E' che avrei voluto farle un regalo di Natale. 
Lo scorso anno ci eravamo scambiate i regali. Quest'anno stavo pensando al dono migliore da farle, ma non avevo ancora deciso. E' difficile scegliere. E Natale, come mi ripetevo stupidamente, è il 25, c'è tempo.
Ma il tempo non c'è stato.

Sono andata a trovarla in ospedale, quando già si sapeva che era questione di giorni o di ore. 
Mi sono seduta accanto al letto, le ho fatto una carezza sui capelli, le ho tenuto la mano per un po'. 
Quest'anno amica mia, non so cosa regalarti. Preghiere, dal profondo del cuore. Perchè tu non abbia dolore. Perchè, quando arriverà il momento, tu possa non accorgertene nemmeno. Ti regalo un pezzetto del mio cuore, quello dove avrai sempre posto.

Poi mi sono alzata, e la figlia mi ha abbracciata. Poi mi ha detto quello che non potevo immaginare. Che prima di cadere in coma, sua madre le ha detto che aveva un regalo da fare. A me. 
Per Natale, ma non solo. Perchè lei sapeva di essere alla fine.

Il giorno dopo ho ricevuto la notizia. E' stato lieve. Non ha sofferto.
Poi la figlia è venuta a cercarmi al lavoro e mi ha dato il regalo da parte di sua madre.
Dentro la scatolina di una gioielleria c'era un portachiavi d'argento, col mio nome inciso sopra. In un angolo, un pendente col simbolo dell'infinito intrecciato con un cuore. 
Ti vorrò bene per sempre, questo è quello che voleva dirti la mamma - mi ha detto la figlia.

Perchè certe amicizie sono così, sono speciali, oltre il tempo e lo spazio.
Quest'anno, amica mia, ti regalo il profumo dei gelsomini che tanto amavi. Che possa essere intenso come quello che arriva a me in questo momento.


venerdì 25 novembre 2016

Di privacy e agenzie immobiliari

Oggi vi racconto i simpatici risvolti dell'affittare una casa da queste parti. Sono simpatici, proprio simpaticissimi, all'incirca quanto un secchio d'acqua gelata nella schiena in pieno inverno.

Era il Gennaio del 2015 e noi, dopo una estenuante ricerca, eravamo riusciti a trovare una casa qui nel Paesino nel Bush. Non che fosse una reggia, ma insomma, non aveva amianto nei muri, niente buchi nel tetto, niente topi e così via (per leggere come abbiamo trovato la casa, clicca QUI).
Ci siamo affrettati a firmare il contratto, senza immaginare cosa sarebbe successo dopo.

Nella mia esperienza di affitti in Italia, la storia funzionava pressapoco così: vai in un'agenzia immobiliare, vedi delle case, scegli quella che fa per te, firmi il contratto, FINE. A quel punto la casa che hai affittato è la tua casa, l'agente immobiliare sparisce di scena e a te resta solo da pagare l'affitto mensilmente al proprietario. In casa puoi fare quello che ti pare, certo, non puoi buttare giù un muro o cambiare il forno senza avvisare il proprietario, ma per cose piccole tipo attaccare un quadro non c'è nessun problema. 

Qui è completamente diverso. Quando firmi il contratto, implicitamente firmi anche un contratto nuziale con l'agenzia immobiliare. Loro saranno con te, nel bene e nel male, fino al termine del tuo contratto di affitto. Ci saranno SEMPRE. E non parlo di quando ne hai bisogno, ma SEMPRE. 

Comincia tutto con dei fogli "di descrizione", che ti vengono consegnati insieme al contratto. L'agente immobiliare ti dice che devi controllare ogni singola voce e poi fargli sapere per iscritto se c'è qualcosa di diverso o di sbagliato.
La descrizione riguarda ogni singola caratteristica nell'appartamento (che per fortuna abbiamo affittato VUOTO). Ora mi direte, cosa c'è da descrivere in un appartamento vuoto? E' una cosa di questo tipo:
Salotto, muro ovest: bianco, con una piccola crepa nell'angolo in alto a destra. Poco più sotto c'è un segno grigio. Un po' più in là un segno nero di un cm circa. Nell'angolo in basso a sinistra c'è un piccolo buco di 0.5 cm di diametro. 
E così via. Molte delle voci non le avevamo affatto notate finchè non le abbiamo lette ed alcune di esse, pur sapendo l'esatta locazione, non siamo riusciti ad individuarle, viste le esigue dimensioni.
Ora, questo avrebbe dovuto farci pensare, ma noi, anime ingenue, non ci siamo resi conto. 

Non ci siamo resi conto che il foglio con le descrizioni era per fare un confronto tra la casa come ci veniva consegnata e la casa come sarebbe stata dopo.

Cara agenzia ti scrivo
Avevo già raccontato che qui, per fare ogni più piccola cosa, occorre andare in agenzia.
Vuoi mettere un chiodo nel muro? vai in agenzia, compili un modulo per chiedere il permesso del padrone di casa e in soli 15 giorni hai la risposta.
Vorresti tenere un animale domestico? idem come sopra. 
Hai la doccia otturata? vai in agenzia, compili l'apposito modulo, e l'agente vaglierà se sia il caso di chiamare un idraulico. 
E così via.

Ora, lettore, immagina la scena. E' un venerdì sera e torni a casa dal lavoro stravolto. La settimana è stata davvero pesante e intensa e per te non è ancora finita, perchè lavori anche nel weekend. Apri la porta di casa, tutto quello che vuoi è mangiare un boccone, infilarti sotto alla doccia e rilassarti dieci minuti. La porta si apre, entri in salotto e
BIIIIIIIIIIIIP!
Non riesci a capire cosa sia stato quel bip così forte e fastidioso che trapana le orecchie. Comunque sia, ora puoi farti la doc...
BIIIIIIIIIIIIP!
Ti guardi intorno, infine realizzi che proviene dall'allarme antincendio, che qui è obbligatorio in tutte le case. Non hai idea di quale sia il problema e in ogni caso per poter fare qualunque cosa devi chiedere in agenzia. Peccato che siano le 17.30, e l'agenzia chiuda alle 17. E resti chiusa tutto il weekend. 
Ti resta solo Google. Da una rapida ricerca sembra che ci sia la batteria scarica. Ci sono le istruzioni per cambiarla, ma non quelle per il modello che hai tu. 
Alla notte quasi non chiudi occhio per quel benedetto allarme che suona ogni 40 secondi e la mattina dopo ti alzi alle 4 come al solito. Otto ore al lavoro, un'altra notte in bianco e lo stesso domenica. Lunedì mattina non lavori e alle 8.30, ora di apertura dell'agenzia, ti presenti all'agente immobiliare. Non dormi da tre notti e sei sull'orlo dell'esaurimento.
Miss Raggio di Sole ti guarda. Cosa vuoi, ti chiede. Le spieghi il problema. 
- Bisognerà cambiare la batteria - dice lei.
- Lo so. Come si fa? - chiedi tu.
Lei non lo sa. Non solo: è scocciata che tu lo chieda e si capisce benissimo. 
Mantieni la voce ferma, e le spieghi che non ne potete proprio più. Se lei non sa come si cambia, potrebbe almeno dirti chi potrebbe aiutarti? sei autorizzata a chiamare un elettricista? 
Raggio di Sole ti squadra, glaciale, con i suoi occhi azzurri. E' un tuo problema, ti risponde. 
Tu sei esausta e delusa. Con la voce leggermente più alta di prima, ma assolutamente senza urlare, le dici che in casa non ci sono istruzioni per quell'aggeggio e le chiedi dove le puoi trovare.
A questo punto è chiaro che sei la peggiore disgrazia che poteva capitarle. Un'Italiana con questo accento buffo e questi capelli scuri. Raggio di Sole ti guarda come se volesse schiacciarti con la scarpa. Apre un cassetto, e senza dire una parola ti allunga due fogli dove, finalmente, scopri come risolvere il problema. 
Da allora, ogni volta che ti presenti in agenzia, assisti alla seguente scenetta:
Tu entri, Raggio di Sole ti lancia un'occhiata. Ti riconosce. Inarca le sopracciglia. Alza gli occhi al cielo, del tipo "O mio Dio, ecco l'Italiana pazza". Fa un sospirone, come per riprendersi. Infine ti guarda come se volesse spiaccicarti e dice:
- Sì? Cosa succede?

Il Grande Fratello
In ogni caso, l'aspetto sicuramente meno piacevole di questa forzata relazione sono le ispezioni che avvengono ogni tre mesi ( più altre random). 
Torni a casa dal lavoro, trovi una lettera dall'agenzia immobiliare.
Il succo della missiva è sempre uguale: ispezione tra due settimane, il giorno X, tra le 12 e le 17. Se non sei in casa pazienza, entriamo con le nostre chiavi. 
Il giorno in questione arrivano quando meno te lo aspetti, di solito quando stai cucinando e hai pentole sporche ovunque, oppure quando sei appena tornata dalla spesa e ci sono borsine di plastica sparse per tutto il soggiorno.
Miss Sorriso bussa alla porta come se volesse buttarla giù. Corri ad aprire. 
Lei entra e la casa le fa già schifo, lo capisci dal suo sguardo. Comincia a fare foto. Di ogni singola stanza. Anche del letto che oggi non sei riuscita a fare. Anche della stanza dove tieni la pila di biancheria da stirare. Apre ogni porta, senza chiedere alcun permesso. 
- Questa lampadina è da cambiare - ti dice - questa tendina ha un buco. 
Significa che occorre cambiare queste due cose prima della prossima ispezione. Poi dice che ha finito e va via.

Recentemente siamo stati a fare un viaggio e al nostro ritorno l'erba nel giardino sul retro era molto alta. Abbiamo chiamato il signore che ce la taglia, ma un po' è piovuto, un po' lui era occupato, alla fine è venuto circa 10 giorni dopo la nostra telefonata. 
Un giorno, circa una settimana dopo il taglio dell'erba, torno a casa dal lavoro e trovo una lettera dell'agenzia.
Ci informano che hanno notato che l'erba è alta. Ci fanno sapere che la dobbiamo tagliare. 
Non c'è stata nessuna ispezione, se "hanno notato" che l'erba è alta significa che sono venuti qui a vedere ( e l'hanno fatto giorni fa).
Poi arriva la lettera dell'ispezione. 
Miss Sorriso arriva il giorno prestabilito, guarda il prato tagliato e se ne va col solito bottino di foto di letti sfatti, moquette polverosa e biancheria da stirare. 
Oggi è arrivata una lettera: ci fanno notare che dobbiamo bagnare il prato anteriore e posteriore e strappare le erbacce nell'aiuola davanti a casa. 


A volte mi viene da pensare che la pazienza e la calma siano tutto, nella vita. Non ti arrabbiare, non sentirti controllata stile Orwell. 
Rilassati, rilassati. Conta fino a dieci. Fino a venti. Fino a cinquanta milioni. 
Un giorno forse, riusciremo ad avere una casa nostra, dove fare quello che ci pare.
Per arrabbiarsi poi, c'è sempre tempo :)

martedì 22 novembre 2016

L'Italia e gli Italiani

Trovo che sia estremamente interessante scoprire come il nostro paese venga visto all'estero, specie da parte di chi non c'è mai stato e lo conosce solo attraverso i mezzi di comunicazione o il sentito dire.
Qualche tempo fa avevo pubblicato in questo articolo una serie di domande sull'Italia che mi ero sentita rivolgere quando abitavo in Medio Oriente.
Ora vi propongo un'altra carrellata di peculiarità che ho notato qui dove vivo.

Pelle scura e capo coperto
Alcune persone identificano gli Italiani che vivono oggi in Italia con gli immigrati italiani che sono arrivati qui nel dopoguerra. 
Ad esempio, molte persone sono convinte che in Italia le famiglie di 12 figli siano ancora normali e restano sconvolte quando dico di essere figlia unica. 
In molti mi hanno anche chiesto perchè le donne italiane girino col capo coperto. All'inizio ho pensato che stessero confondendo l'Italia con qualche paese islamico, poi mi hanno spiegato che nel dopoguerra, nelle famiglie immigrate qui dal sud Italia si potevano notare le donne col capo coperto, specie quelle anziane.. e parecchie persone pensano che questo sia un tratto distintivo del paese.

Per qualche strano motivo c'è anche l'idea che gli Italiani abbiano la pelle scura e caratteristiche proprie di altri paesi.
Ad esempio, almeno quattro o cinque persone che non avevano mai parlato con mio marito e che credevano che lui fosse Italiano come me, mi hanno detto con stupore che non sapevano che ci fossero Italiani con i capelli biondi e gli occhi azzurri (!!) come se queste caratteristiche fisiche fossero proprie solo dei popoli anglosassoni.

L'Italiano, questo sconosciuto
Alcune persone sono completamente spiazzate dal fatto che in Italia ci siano i dialetti, al punto che credono che ogni zona del nostro paese abbia la sua lingua, senza immaginare che noi abbiamo sì i dialetti, ma anche l'Italiano, la lingua ufficiale.

Conversazione con una collega che ha sposato un discendente di immigrati italiani:
Lei: come si dice "pumpkin" nella tua lingua?
Io: zucca.
Lei: mia suocera diceva "cucuzza".
Io:  sì, è un terminale dialettale. In italiano però si dice zucca.
Lei: eh, ma magari dite zucca su al nord, perchè quello è il vostro dialetto... la lingua cambia da nord a sud nel tuo paese, no?

Arte e dintorni
- Sai, sono stata in Italia, vent'anni fa. Siamo stati a Roma e a Firenze. E' stato molto bello. Firenze mi è piaciuta in modo particolare perchè ci sono tante statue, mentre a Roma ce ne sono pochissime.
- Come sarebbe a dire che avete ancora le chiese costruite nel medioevo? perchè non le avete buttate giù per sostituirle con qualcosa di più nuovo? è perchè non ci sono soldi?
- Ho visto un programma in televisione sulla Gioconda. Non capisco cosa ci sia di bello in quel quadro. E' piccolissimo!

Le bellezze della Toscana
Lui: Ah, sei Italiana! sono stato in Italia, una volta, è stato bellissimo.
Io: Ah, ne sono contenta! dove sei stato?
Lui: In Toscana. Bellissima regione, la conosci?
Io: sì, la conosco molto bene. Cosa'hai visto di bello, in Toscana?
Lui: le pecore. Splendide, davvero animali bellissimi.
Io:...........ehm........ sì, immagino di sì.. e poi?
Lui: No, nient'altro. Cos'altro c'è? 

Per chi ora si fosse profondamente indignato e pensa che il mio articolo esprima razzismo e intolleranza, tranquilli, sappiate che sto solo raccontando la mia esperienza e sono sicura che l'Australia è piena di persone intelligenti e colte che non hanno problemi a capire perchè ci teniamo stretto il nostro patrimonio artistico e conoscono la Toscana come le proprie tasche. 
Alla prossima.

venerdì 11 novembre 2016

F for food

Oggi parliamo di cibo!
I piatti più comuni, gli alimenti che non si trovano nemmeno a pagarli oro e quelli che mi fanno impressione solo a sentirne parlare. 

Ovviamente, come al solito, io racconto le cose dal mio punto di vista, quello di un'Italiana che vive nel Paesino nel Bush. Abbiamo tutti gusti diversi, quindi sicuramente i cibi che a me non piacciono avranno infiniti estimatori e viceversa, cibi che io adoro saranno odiati da molti. 
Il punto è che non voglio offendere nessuno: quindi, lettore, non venirmi a scrivere commenti tipo: "Il cibo X è buonissimo, non capisci niente". primo, perchè il tuo post è offensivo. Secondo, perchè io riporto solo il mio parere, non una realtà universale. 
Infine, se scrivo che il cibo Y qui è introvabile, intendo proprio qui, nel Paesino nel Bush, 300 km da Perth, meno di quattromila abitanti. Per favore, evita quindi cose tipo: "Non è vero, qui a Melbourne si trova!". Non parlo a nome di tutta l'Australia, e non ho difficoltà a credere che in una città di quasi cinque milioni di abitanti la scelta sia (ovviamente) più varia!

Cominciamo con gli alimenti più difficili da trovare, quelli per cui spenderei volentieri qualche dollaro in più solo per poterli avere saltuariamente nel frigorifero.

Carciofi
I carciofi qui non ci sono. Non li coltivano e non li mangiano. Scenetta di qualche tempo fa:

Collega: Come festeggiavi la Pasqua, in Italia?
Io: di solito andavo a pranzo dalla nonna.
Collega: e cosa ti cucinava?
Io: agnello con i carciofi.
Collega: oddio, i CARCIOFI??? ma li mangiate davvero?
Cioè, collega, stiamo parlando di CARCIOFI, non di teste di lucertola impanate e fritte. Carciofi, normali, buonissimi carciofi.
No, non gliel'ho detto. Ma l'ho pensato.

I miei colleghi hanno anche una spiccata antipatia per limoni e melanzane, due prodotti che, secondo loro "occorre cucinare troppo a lungo per rendere appetibili". Mah.

Pecorino e stracchino
I prodotti caseari che si trovano qui sono pochissimi, prevalentemente cheddar e feta, più alcuni formaggi italiani prodotti qui (simil-Parmigiano, ricotta, mozzarella). Il formaggio fatto col latte di pecora è assente dai supermercati, e personalmente sono riuscita a trovarlo solo in un minuscolo caseificio a conduzione familiare a 200 km da qui, l'unico dello stato a produrlo. Costa 87 dollari al chilo e viene venduto in frammenti da 100 - 200 g già confezionati sottovuoto.
Lo stracchino invece non c'è proprio. Nemmeno in Medio Oriente lo trovavo, e per me che sono genovese e ho la focaccia col formaggio nel sangue e nel cuore, questo è un problema. Ma è questione di tempo, ora devo solo reperire del caglio e poi me lo faccio da sola.

Tacchino
La fetta di petto di tacchino in tegame è uno dei miei comfort foods. Qui il tacchino non c'è, o meglio, non si trova fresco in macelleria da affettare, come in Italia. A Dicembre ha fatto la sua apparizione al supermercato l'animale intero e congelato e ne ho acquistato uno per Natale. In seguito mio marito me l'ha chiesto di nuovo, ma il tacchino è un articolo solo natalizio.
Ora che siamo a Novembre e mi sto preparando, come da cinque anni a questa parte, a celebrare il Thanksgiving, sono alla frenetica ricerca di uno di questi animali.
Bene, in Western Australia non ci sono allevamenti di tacchini. I macellai non sanno dove procurarmelo. Il supermercato forse, FORSE, inizierà ad avere tacchini congelati dal 20 di Novembre, quindi proprio pochissimi giorni prima del Ringraziamento. Credo che mi convenga fare un salto a Perth, per vedere se riesco a reperirne uno.

Lievito di birra fresco
Niente lievito in cubetti da tenere in frigo, da queste parti. Nemmeno quando abitavo in Medio Oriente lo trovavo. Sarà un prodotto solo italiano? qui si trova solo il lievito di birra secco (non istantaneo) in bustine. Sorvolo sulla faccia che fa la gente quando racconto che la pasta della pizza me la faccio in casa, perchè è un'altra storia.. (ma forse spiega perchè non si trova il lievito fresco).

Pesce fresco
Il pesce, qui nel Paesino nel Bush, è disponibile in sole due forme: fritto con le patatine, untissimo e di pessimo sapore, da acquistare dal vecchietto che gira col furgoncino, oppure impanato e congelato al supermercato, pronto da friggere con le patatine. Nient'altro. Il mercato del pesce più vicino dista 230 km.

I cibi che proprio non posso vedere (o sentirne il nome!)

Immagine presa da internet
Vegemite
La Vegemite divide il mondo in due categorie: quelli che la amano e quelli che la odiano.
Se non l'avete mai sentita, è un prodotto tipicamente australiano, un estratto di lievito che si spalma sul pane. 
Se non l'avete mai assaggiata forse potreste fare lo stesso errore che ho fatto io: ha lo stesso colore della Nutella, per cui inconsciamente mi aspettavo una cosa dolce. Ecco, è salatissima. Qui pane, margarina e Vegemite è un must, una merenda per i bambini e il pasto serale di molte persone.

Margarina di canola
In questa parte di Australia, il grasso più utilizzato è la margarina. Tralascio i discorsi su quanto poco salutari siano i grassi saturi. La margarina si ottiene dalla canola, ovvero dalla colza geneticamente modificata.  I campi di canola in primavera si ricoprono di fiori gialli dall'odore piuttosto intenso. "Canola stinks", dice la gente, qui. Personalmente trovo che non siano solo i fiori a puzzare, ma anche il prodotto finito. Non riesco a capire come possano mangiarlo. Yuck.

Impanato e fritto
Come dicevo prima, qui il pesce si trova solo impanato e fritto. Fish and chips è uno dei piatti importati dall'Inghilterra e viene gustato insieme alle fette di ananas impanate e fritte, una cosa di cui mi disgusta solo il pensiero.
Ma non è tutto: mi hanno raccontato di posti dove si possono acquistare le barrette di Mars, anche loro impanate e fritte.

Apricot chicken
Pollo cotto nel succo di albicocca e poi coperto con una specie di densa salsa di cipolle. Non ho commenti ulteriori da fare.

Sago, immagine presa da internet
Sago
E' uno dei dessert old-fashioned che è possibile trovare da queste parti. Viene fatto con l'amido ricavato da una palma. Se volete sapere come si presenta, visualizzate nella vostra mente le uova di rospo, immerse in quella roba gelatinosa che le contiene. Fatto? Ecco, così. Giallastro e aromatizzato al limone (è l'unico sapore che si avverte).

Quello maculato
Come in tutto il resto del mondo, da queste parti ci sono poi una serie di cibi normalissimi ma con un nome assurdo. Recentemente ad una cena mi hanno servito lo "spotted dick", che nonostante il nome improbabile è solo una specie di muffin alla frutta.

Un appunto finale: volevo inserire una categoria di cibi australiani che apprezzo, ma ho avuto problemi a scriverla. Mi piace la cucina tipica di molti paesi, ma in effetti l'Australia non ha una cucina "sua", a meno di non parlare del canguro arrosto o di altri piatti a base di animali nativi. Tutto il resto ha viaggiato insieme ai coloni che sono partiti dall'Europa o dall'Asia per stabilirsi nel Continente Nuovissimo. Ecco dunque che ritroviamo una buona parte di cibi inglesi ed irlandesi, più alcune specialità italiane e piatti del sud-est asiatico.
Per quanto riguarda i cibi di tradizione britannica, onestamente non ne vado matta. Certo, capita che per mancanza di tempo si mangi una beef pie per pranzo, o un piatto di fish and chips o di stew in una roadhouse, ma non sono cibi di cui mi nutrirei volentieri tutti i giorni. Ogni tanto va bene, ma solo sporadicamente. Anche la tanto decantata pavlova, una meringa coperta di panna e frutta, pur essendo buona non la giudicherei certo un dolce eccezionale.

E questo per ora è tutto, sul cibo. Alla prossima!

lunedì 7 novembre 2016

Quando lavavano i muri col DDT

Dopo mesi di freddo e gelo, anche qui in Western Australia è arrivata la primavera, salvo ripensamenti dell'ultimo minuto. Sono finalmente riuscita a togliermi il giaccone in piumino d'oca, ho smesso di uscire di casa abbracciata alla borsa dell'acqua calda (il riscaldamento della mia macchina non è un granchè, per usare un eufemismo) e sono ben tre settimane che non trovo il parabrezza ghiacciato quando esco alle 5 del mattino per andare al lavoro.
La temperatura è timidamente salita, con gran gioia delle nostre tasche abbiamo iniziato a non avere più bisogno del riscaldamento e, udite udite, due giorni fa ho addirittura indossato una maglietta a maniche corte. 
Naturalmente ogni medaglia ha il suo rovescio e qui nel bush australiano questo è costituito dal risveglio della fauna dopo la pausa invernale. 

O lettore a cui fanno schifo gli insetti, la parte da leggere per te finisce qui. Chiudi la pagina e dirigiti verso siti di cucina, di giardinaggio o di quelli che sono i tuoi hobby e interessi. 

Per gli stomaci forti che invece hanno deciso di continuare, dico subito che la temperatura più alta ha favorito un'incredibile proliferazione degli insetti, e quando dico "incredibile" fidatevi, non avete idea di cosa sia, in Italia questa situazione non esiste. O meglio, forse esisteva un tempo, tipo nel dopoguerra quando, secondo i racconti di mia nonna, si lavavano i muri interni delle case col DDT per limitare la quantità di insetti. 

Image from abc.net.au
Mercoledì  verso le 14 sono tornata a casa dal lavoro e ho iniziato a preparare il pranzo, in questo caso peperoni ripieni di carne e riso. Come metto la carne a cuocere, vedo fuori dalla finestra della cucina - chiusa e dotata di zanzariera intatta, come tutte le finestre della casa - una quantità incredibile di mosconi, vorrei dire una nuvola ma il termine non rende. 
Ora, come ho già scritto in passato, in casa mia gli insetti entrano in gran quantità all'improvviso e in modo misterioso, immagino dalle prese d'aria sul soffitto di ogni stanza. 
All'improvviso, mentre la carne cuoce, nella stanza si materializzano tipo venti mosconi. A me gli insetti piacciono, i mosconi non mi fanno nessuna impressione, per cui mi limito a mettere un coperchio alla pentola e a continuare poi le mie faccende. 
Ad un tratto mi rendo conto che il bzzz bzzz nella stanza sta diventando davvero insopportabile. Sopra alla mia testa volteggiano  decine e decine di insetti. 

Finisco di cucinare, metto il pranzo in forno e vado al supermercato per cercare qualcosa che mi liberi dai mosconi. Il punto vendita ha un nutrito settore dedicato al "pest control", per cui mi avvicino ed inizio ad esaminare i vari prodotti. Sono tutti insetticidi, e la cosa non mi entusiasma: oltre ad essere contraria all'uso di queste sostanze dentro casa, molti dei veleni utilizzati sono tossici per i gatti e per i nostri due micetti in particolare, visto che si arrampicano ovunque e leccano qualunque cosa. Dopo dieci minuti sono molto scoraggiata. Alcuni prodotti riportano chiaramente sull'etichetta che non devono essere utilizzati in presenza di animali domestici, altre marche non danno nessuna informazione a riguardo.  Non voglio comprare nulla che sia potenzialmente tossico, per cui torno a casa a mani vuote. 
Più tardi rincasa mio marito, ceniamo in mezzo al bzzz bzzz insistente, poi lavo tutti i piatti e li lascio ad asciugare sopra ad un canovaccio, come al solito.

Il mattino dopo mi alzo alle 4 come al solito per andare al lavoro e prendo una tazza pulita dal canovaccio, per farmi un caffè.
La guardo di striscio, e mi rendo conto che non è pulita: dentro c'è qualcosa di bianco. Che strano, penso, eppure l'ho lavata ieri sera.. poi mi rendo conto che le cose bianche dentro alla tazza si muovono. Sono larve di mosca.
Il canovaccio (pulito) è pieno di larve. Sotto alle stoviglie che ho messo ad asciugare si sono rifugiati una decina di mosconi, alcuni vivi, altri già morti, e qualcuno ha evidentemente rilasciato le larve.
Ci sono larve anche nelle ciotole dei gatti. E sul tavolo da pranzo. Intorno, decine e decine di mosconi morti o agonizzanti.

Quando torno dal lavoro, ancora prima di entrare in casa, la prima cosa che noto sono una decina di mosconi che camminano su uno dei vetri della finestra della sala. 
Vado dal ferramenta, espongo il problema. L'uomo mi guarda perplesso. Forse ci vuole la carta moschicida, dice. Ma lui non ce l'ha. Mi suggerisce un negozio dove potrebbero venderla. Mi precipito, la compro, ma sembra complicata da usare, oltre al fatto che i gatti non la ignorerebbero di certo. Con le immagini dei micetti strozzati dalla carta moschicida che ballano sul mio schermo mentale, mi viene l'ideona: l'aspirapolvere!
Inizio con una finestra, poi passo alla successiva, quando ho finito le finestre rifaccio il giro, e così via finchè non sento più ronzare. Infine guardo l'aspirapolvere: il serbatoio, vuoto all'inizio, è pieno per metà. Non oso pensare a quante mosche ho catturato. Il peggio è che dopo dieci minuti ce ne sono di nuovo una decina che mi ronzano sulla testa. 

Torno dal ferramenta, compro della zanzariera da mettere sulle prese d'aria della cucina. Poi mi rendo conto che la devo mettere su tutte le prese (una nei quattro angoli di ogni stanza, più due supplementari in cucina e in bagno) e che la devo fissare senza rovinare l'intonaco (che casca a pezzi per conto proprio), altrimenti le arpie che visitano la nostra casa ogni tre mesi, vestite da agenti immobiliari, con la scusa di fare "l'ispezione", ci faranno pagare l'intonaco come nuovo, sostenendo che lo scrostamento è per colpa nostra.
Mio marito ha qualche dubbio sulla copertura delle prese d'aria, e di comune accordo decidiamo di comprare una lampada blu di quelle che fulminano gli insetti.
Andiamo da Bunnings, una specie di Castorama australiano ed compriamo un dispositivo che, invece di elettrizzare gli insetti, li affoga dentro un apposito scomparto pieno d'acqua.
Torniamo a casa, accendiamo la lampada: i mosconi la gradiscono molto e ci si affollano intorno, ma al termine della serata le mosche catturate sono solo due e le superstiti hanno rilasciato chili di larve in giro.

Infine, provvidenzialmente, ieri sera la temperatura è scesa di botto di quindici gradi e gli insetti sono morti di colpo. 
Ora sono qui, col maglione di pile, ma senza creature che mi svolazzano sulla testa. Si cercano urgentemente soluzioni alternative per quando la temperatura salirà di nuovo, possibilmente senza DDT.

martedì 30 agosto 2016

Quando gli Aborigeni mangiarono la torta pasqualina

E' da quando sono arrivata in Australia che cerco di avere un contatto con gli Aborigeni. Li incontro quotidianamente al supermercato, ma le occasioni per parlare insieme non ci sono. Del resto, quante volte vi è capitato di attaccare bottone con sconosciuti in un posto impersonale come un supermercato?
Mentre sono in fila alla cassa li osservo, guardo i bambini che corrono a piedi nudi tra la corsia dei biscotti e il reparto della frutta, e mi chiedo come fare ad entrare in contatto con loro e il loro mondo. 

Per chi pensa che il "loro mondo" sia l'immagine che l'Australia cerca di dare ai turisti da queste parti, quella di una perfetta integrazione, la valorizzazione delle radici culturali e i numerosi programmi governativi per aiutare i nativi, ecco, le cose sono leggermente diverse. 
Il razzismo è dilagante e le condizioni in cui vivono queste persone sono terribili, da tutti punti di vista. Sono troppo spesso ai margini di una società che li tollera solo come attrazione turistica, ma che in realtà li respinge. Certo, oggigiorno le cose vanno un po' meglio: la Generazione Rubata è finita, non ci sono più massacri, non sono più costretti a vivere in baracche di lamiera nelle "riserve", ma dietro questa facciata le loro condizioni sono indegne di un paese civile. Gli abusi perpetrati nel centro di detenzione giovanile di Don Dale nel Northern Territories (click e click) e la scandalosa vicenda di Ms. Dhu, morta in carcere a 22 anni per una setticemia scambiata per crisi di astinenza, sono solo due dei casi di cronaca recenti.
E la cosa che mi fa più rabbia è che non se ne parla. Sono notizie al telegiornale, articoli sui quotidiani, ma non sono argomenti di conversazione di tutti i giorni. Si parla molto di più di altre cose, di integrazione dei musulmani, di lotta al terrorismo, ma gli Aborigeni non sono qualcosa di cui si parla volentieri. Mi verrebbe da dire che i discorsi su di loro sono un tabù, e lo dico per esperienza personale. 
Ci sono programmi governativi di aiuto, ma funzionano poco e male. 

Per mesi ho cercato un modo di aiutare, nel mio piccolo.
E poi, un giorno, finalmente, si è aperta una possibilità. 
La Clontarf Foundation è un'organizzazione che si occupa di aiutare i ragazzini aborigeni maschi (c'è un'organizzazione analoga per le femmine) a terminare la scuola superiore. E' incentrata sullo sport, che viene visto come il mezzo per aumentare la fiducia in se stessi e tenere questi ragazzini a scuola (la percentuale di chi abbandona è altissima). L'associazione offre cibo sempre disponibile e un luogo sicuro dove poter studiare (molti di questi ragazzini vivono in famiglie poverissime devastate dalla droga o dall'alcool). 
La Clontarf organizza ogni venerdì mattina una colazione gratuita per i ragazzini aborigeni del Paesino del Bush dove vivo, e da parecchi mesi passo il giovedì pomeriggio in cucina a preparare a mie spese i cibi per questa colazione. 
Di solito porto i cibi a scuola (la colazione si tiene in alcuni locali della scuola superiore) e poi vado via, ma una volta mi sono fermata. Avevo preparato una crostata alla crema e una torta al cioccolato, più due pasqualine genovesi, una di bietole e una di funghi.
I ragazzini sono entrati, si sono presentati tutti stringendomi la mano ad uno ad uno, e poi si sono seduti al tavolo. 
- Questa torta di verdura è buonissima! - mi ha detto uno.
- Ma davvero hai fatto due torte?  - mi ha detto un altro - hai fatto due torte PER NOI?
Quest'ultimo commento mi ha fatto piangere, la meraviglia di questo bambino nel vedere che avevo preparato ben due torte tutte per loro mi ha spezzato il cuore e da allora ogni settimana mi impegno più che posso perchè la loro colazione sia buona, varia e nutriente. 

Il mio obiettivo per il futuro è ottenere una specializzazione che mi permetta di aiutarli professionalmente. Nel frattempo, preparo torte, biscotti, focacce e pasqualine. E' solo una piccola cosa, non gli cambio la vita, non li proteggo dall'alcool o dalla droga, ma quando mi incontrano al supermercato mi sorridono, e per me è tantissimo.